Abbiamo già parlato, in uno dei precedenti articoli sul blog di Kimap, di cosa sono le barriere architettoniche: i limiti che impongono alle persone con disabilità, come possono essere mappate, e alcuni tipi di elementi che rientrano in questa definizione. La domanda allora sorge spontanea: cosa può fare lo Stato per tutelare i cittadini con disabilità, riguardo a queste barriere?
Nel 1986 viene approvata la legge numero 41, la prima in cui viene menzionata la necessità di stabilire dei P.E.B.A., ovvero dei Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche. Questa normativa prevede che per gli edifici che non sono adeguati alle leggi sulle barriere architettoniche, le amministrazioni comunali saranno tenute a stabilire piani per eliminare queste barriere. A integrare sulla materia, la legge numero 104 del 1992 estende questa prescrizione anche agli spazi pubblici, affermando la necessità di realizzare percorsi e segnaletica fruibili da persone con disabilità motorie, sensoriali, cognitive e di qualunque altro tipo. I P.E.B.A. sono strumenti chiave nel censimento e catalogazione degli elementi da eliminare, nel calcolo dei costi delle operazioni, e nella strutturazione dei procedimenti per attuare queste operazioni.
A distanza di ormai 40 anni dall’emanazione della legge 41/1986, qual è la situazione attuale in Italia? La risposta breve è che è piuttosto sfortunata. Secondo i dati raccolti dall’Associazione Luca Coscioni, ottenuti tramite un’analisi dei siti delle amministrazioni comunali, su 118 comuni capoluogo regionale nel nostro paese, solo il 36% di essi ha sviluppato e applicato un P.E.B.A., e le stime per il resto dei comuni del nostro paese si aggirano su un ben più grigio, per quanto ottimistico, 15%. Questi dati sono piuttosto allarmanti, poichè, a distanza di quattro decenni, solo un terzo dei capoluoghi (i quali dovrebbero disporre di risorse economiche e logistiche maggiori) ha applicato un piano di eliminazione delle barriere architettoniche. Ci troviamo dunque davanti a molto più di una semplice negligenza da parte delle amministrazioni comunali, bensì a una sistematica violazione dei diritti delle persone con disabilità, una perpetrazione continua di discriminazione istituzionale. Tramite battaglie legali, negli ultimi anni è stato fortemente rivendicato il diritto ai P.E.B.A., e grazie ad alcune sentenze sono stati finalmente ottenuti sviluppi in alcuni comuni.
Estendiamo anche noi l’invito alla partecipazione alla lotta riguardo a questo tema, poichè la voce di tutti noi cittadini può smuovere la rugginosa macchina burocratica delle pubbliche amministrazioni, per ottenere, finalmente, che questi diritti non rimangano solo normativamente reali, ma applicati nella realtà.
Ettore Lari



