IL BLOG DI KIMAP

Che nessuno sia più solo!

L’aiuto della Comunicazione Aumentativa alternativa e la tutela di un diritto. Le guide su Kimap con la CAA create grazie alla collaborazione con Consorzio Blu.

Una delle principali problematiche che ha da sempre contraddistinto la convivenza e l’instaurarsi di relazioni con persone affette da Disturbi dello Spettro Autistico (DSA) è quella della comunicazione. La stessa etimologia del termine autismo (da “autós”, ovvero, “se stesso”) suggerisce una condizione dell’individuo, per così dire, “chiuso in sé”, dunque isolato, in misura più o meno relativa, da ciò che lo circonda. Le DSA, in quanto disturbi generalizzati dello sviluppo, sono principalmente legate all’età della crescita dei bambini e si manifestano, il più delle volte, a partire dal terzo anno di età. Viene da sé che l’isolamento costitutivo, dovuto alla condizione di questi bambini, possa comportare gravi difficoltà su differenti fronti come: l’apprendimento ed il corretto utilizzo del linguaggio; lo sviluppo di capacità d’interazione, in particolar modo dal punto di vista emotivo; l’estensione dei propri interessi su un orizzonte ampio (1). 

Particolarmente rilevanti sono tutte quelle criticità che riguardano l’ambito della comunicazione, cruciale nell’età in cui un bambino inizia a guardarsi intorno, ad uscire fuori da se stesso per interagire con ciò che lo circonda. Ma la domanda che sorge spontanea è: come può un bambino uscire da sé, relazionarsi con chi e con cosa lo circonda se a contraddistinguere la sua condizione è proprio l’isolamento? 

I bambini con DSA che non sviluppano abilità di linguaggio, e dunque di comunicazione, sufficienti a vivere una “normale” quotidianità sono compresi tra il 30 ed il 50%. (2)
Per quanto possano sembrare allarmanti i numeri, c’è da dire che la ricerca non è rimasta, per così dire, “con le mani in mano”. Di fronte all’evidente incapacità di un numero consistente di bambini di apprendere un linguaggio “ordinario” sono state cercate alternative che potessero favorire una forma di comunicazione funzionale e spontanea di questi. È qui che entra in gioco la cosiddetta “Comunicazione aumentativa alternativa” (CAA): uno strumento che non sostituisce la comunicazione ordinaria, ma integra il linguaggio verbale mediante altre forme di linguaggio (come la mimica, la scrittura etc…), e proprio in ciò consiste la componente aumentativa; alterna il codice con cui l’informazione viene trasmessa ed appresa qualora la parola sia impraticabile o comportasse serie difficoltà. 

Peculiare della CAA è l’interattività: per sussistere deve essere praticata tanto dal soggetto inabile alla comunicazione ordinaria, quanto dal soggetto abile, che dunque la affiancherà al linguaggio verbale. Proprio per queste ragioni, è cruciale che l’utilizzo della CAA riguardi anche il contesto famigliare e non solo quello clinico: l’intervento precoce nei primi anni di età – quelli in cui le capacità di apprendimento risultano essere più performanti – possono davvero fare la differenza nello sviluppo neurocognitivo dei bambini affetti da DSA. La famiglia non deve stare ai margini dell’intervento clinico, ma deve lavorare in continuità con l’attività degli specialisti. L’aiuto dei parenti è essenziale in quanto può fornire dettagli di cruciale importanza nella costruzione di un percorso riabilitativo che necessariamente dovrà essere personalizzato, tanto per il quadro eziologico quanto per il carattere del bambino.

Per questo motivo, grazie alla collaborazione con Consorzio Blu, sono state pubblicate delle guide turistiche su alcuni luoghi di interesse in Italia con un testo di accompagnamento realizzato con la CAA.

Fornire un’alternativa di comunicazione al linguaggio verbale può salvare un bambino con DSA dal suo costitutivo isolamente, accompagnandolo in un percorso di crescita con mezzi differenti, non pienamente sostitutivi, ma pur sempre necessari. Ogni bambino ha il diritto di comunicare, e per far si che questo diritto venga garantito, nessun bambino deve rimanere solo.

note:
1.  Nicoli C, Re LG, Bezze E. (2016) Caratteristiche ed efficacia degli interventi di Comunicazione Aumentativa Alternativa in bambini affetti da Disturbi dello Spettro Autistico. Children’s Nurses – IJPNS, 8(1), 27-34.
2. ibidem

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